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14 agosto 2009

Combat factory

Questo perchè dobbiamo capire che bisogna lottare con i denti per i propri diritti. Non è tempo per essere mollaccioni e disposti a subire tutto, perchè ci faranno subire sempre di più. Riaproppriamoci di quello che ci hanno tolto, case, lavoro, spazi, informazione, sicurezza di una vita dignitosa. E anche se dovremo sudare, fare fatiche che non avremmo mai immaginato di fare per delle cose che ci spetterebbero per diritto, dopo, quelle stesse cose avranno un sapore buonissimo, perchè avremo la fortuna di averle ottenute con le nostre mani e di avere compreso finalmente il loro valore.


(Questo V vale per tutti i campi della vita, ma non ti devo insegnare nulla)

All'alba di domenica primo agosto 2009 è iniziato lo smantellamento della Innse Presse. L'azienda di Lambrate era presidiata da più di anno da una cinquantina di operai, la cui unica richiesta era quella di poter continuare a lavorare. "Operai che oggi si sono visti arrivare altri operai, scortati dalle forze dell'ordine, incaricati di smontare una ad una le attrezzature" scrive lunità.it. Alcuni dei 49 operai sono rimasti una settimana su un carroponte all'interno dello stabilimento, finché non è arrivata -nella notte tra l'11 e il 12 agosto- la fumata bianca: la proprietà ha deciso di vendere a un acquirente, il gruppo Camozzi, disposto a far continuare l'attività della fabbrica.
Un primo tentativo di sgombero c'era stato in febbraio, nel mese in cui noi di Ae avevamo scelto di raccontare la storia della Innse autogestita nell'articolo che proponiamo qui sotto. Nel frattempo, Consob ha approvato a fine luglio l'aumento di capitale per Aedes, la società proprietaria dell'immobile. Tra gli azionisti c'è anche Fininvest S.p.A., che detiene 2.125.436 azioni ordinarie della società (il 2,088% del capitale sociale). La società della famiglia Berlusconi si è impegnata ad esercitare i diritti di opzione ad esso spettanti e a sottoscrivere e pagare le nuove azioni ordinarie fino ad un controvalore non superiore ad 3.359.871,84 euro.

Giù le mani dal nostro lavoro - di Leone De Vita

La esoneriamo dal prestare attività. Distinti saluti. La Direzione”.
La dismissione di una fabbrica fa ancora notizia? Gli stabilimenti della Innse sono a Lambrate, zona Nord Est di Milano. Ultimo baluardo di una città che non ha più fabbriche, sono circondati da edifici dismessi, ricordo di come questo fosse il quartiere dell’Innocenti, che arrivò a produrre sino a 140mila esemplari l’anno della mitica Lambretta. A Lambrate lavoravano migliaia di operai: oggi l’area attende una riconversione per residenze, centri commerciali, parcheggi. Anche il terreno dove sorge la Innse è finito sotto la sguardo di immobiliaristi e palazzinari. È per questo che il 31 maggio 2008, con uno stringato telegramma, la proprietà comunica la chiusura dello stabilimento ai suoi 50 dipendenti.
Il telegramma dovrebbe suggellare una fine, ma segna invece l’inizio di una storia fatta di lotta, solidarietà, speculazione, difesa del posto di lavoro e di un’economia reale, e non di carta. Una storia di altri tempi, a quattro passi dal centro di Milano.
La vicenda dell’Innse si apre nel 1971, quando il settore della meccanica pesante della Innocenti viene ceduto alla Finsider (gruppo Iri) e, fondendosi con la Sant’Eustachio di Brescia, dà vita a un grande complesso per la produzione di macchine utensili e impianti per la siderurgia. Rimane uno dei leader mondiale del settore sino alla privatizzazione dell’Iri. Nel 2003 la Innse, ormai in mano al gruppo Manzoni, storico nome della meccanica lombarda, va in crisi, entrando in amministrazione controllata.
La fabbrica però ha personale qualificato e strumentazione all’avanguardia, in grado di produrre macchine utensili, presse meccaniche e idrauliche. Una legge del governo Prodi sull’amministrazione straordinaria ne facilita la vendita, permettendo l’acquisto a un valore più basso di quello di mercato, con un vincolo però: investire e rilanciare l’attività. Grazie a queste agevolazioni, nel 2006, il torinese Silvano Genta acquista l’Innse per “soli” 700mila euro. La Genta spa si è sempre occupata di compravendita di presse, fresatrici, alesatrici e torni, mai di produzione. La strategia di rilancio non si vede, non vengono fatti investimenti e, dopo alcuni mesi, per i lavoratori viene chiesta la Cassa integrazione straordinaria.
Motivazione ufficiale: caldaie non a norma. La mobilitazione operaia blocca questo tentativo e si mette in attesa del successivo, che giunge il 31 maggio 2008 e ha la forma di una lettera di licenziamento. Mentre i lavoratori aprono la posta, in fabbrica sono già arrivate guardie private per impedire l’accesso allo stabilimento. Gli operai, a quel punto, irrompono e occupano la fabbrica. Non siamo nella Milano degli anni 70, o nella Buenos Aires delle fabbriche recuperate, ma solo in via Rubattino 81, nel deserto delle aree dismesse, tra archeologia operaia e ipoteche sul futuro. I lavoratori chiedono di evitare lo smantellamento e la vendita dei macchinari, di dimostrare che alla Innse ci sono professionalità, tecnologia e commesse che hanno pochi concorrenti in Italia. E di mantenere il posto di lavoro.
La produzione quindi non viene fermata.
Provate ad immaginarli questi 50 operai, età media 40 anni, solo una manciata le donne, che mantengono i loro turni, rassicurano i clienti, concludono e fatturano le commesse anche se sono stati licenziati e sono in mobilità. Tutti danno la disponibilità a svolgere le mansioni necessarie per completare i lavori in sospeso. Ad esempio a costruire quella traversa di 14 metri per la Dalmine di Segrate. Oppure le commesse per la Ormis di Brescia, così soddisfatta della qualità del lavoro svolto che ne dà altro e si propone come acquirente. Il gruppo bresciano è disponibile a pagare gli stipendi degli operai, fino a quando durerà la trattativa, continuando a fornire commesse. È un offerta seria, appoggiata da sindacati e Provincia, l’unica istituzione che pare vicina alla lotta degli operai. Ma non smuove il proprietario. Silvano Genta tira in ballo Aedes, la società proprietaria del terreno: sostiene che non vuole rinnovare il contratto di affitto. Aedes è un’immobiliare milanese storica. È quotata in Borsa ma controllata dalla famiglia Castelli attraverso una holding lussemburghese, la Crescendo Family Holding. Tra gli azionisti c’è anche il premier, Silvio Berlusconi. Aedes, che attraverso alcune controllate gestisce una serie di shopping center, ha un bilancio gravato da una fortissima esposizione con le banche. E sin da aprile 2008 ha rivelato di voler fare di via Rubattino un nuovo polo residenziale.
Lo sgombero della fabbrica avviene il 17 settembre alle 5 di mattina, dopo 100 giorni di produzione autonoma. La Polizia fa irruzione in via Rubattino, fa uscire gli operai e appone i sigilli alle porte.
I lavoratori rispondono con un presidio davanti alla fabbrica -sette giorni su sette- e una serie infinita di iniziative con circoli Arci, centri sociali, gruppi artistici e culturali, organizzazioni dell’economia solidale come la cooperativa “Chico Mendes”. Al presidio va in scena una solidarietà di altri tempi: arrivano cittadini a dare un contributo, portare la legna per alimentare la stufa e cibo per organizzare pranzo e cena. C’è chi cucina e chi passa a salutare e per cercare di capire come mai non si trovi l’accordo, visto la disponibilità all’acquisto della Ormis e la delibera del Consiglio comunale di Milano, che all’unanimità si esprime per mantenere in attività la Innse. A tutti quelli che chiedono spiegazioni, i lavoratori ripetono che si tratta di un gioco delle parti: il Comune che vuole modificare la destinazione d’uso dell’area, Aedes che desidera far fruttare meglio i suoi 24mila metri quadri e Genta che vuole vendere i macchinari. Mentre scriviamo, anche questa notte tre operai hanno dormito fuori casa per impedire che rubassero loro il futuro. Se volete sostenerli: myspace.com/presidioinnse





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18 giugno 2009

Articoli...

 

Animali e fisarmoniche

di Carlo Vulpio, da carlovulpio.it

Voglio difendere i Romeni, i Rom, la Romania.

Voglio difenderli tutti, anche quei due che un giorno a Bologna mi hanno fregato il cellulare sotto gli occhi con una destrezza e un’eleganza fuori dal comune.

Voglio difendere tutto ciò che è romeno, nel calcio, nella musica, nella cultura e nella leggende. Steaua e Dinamo Bucuresti, Bucovina e Università di Craiova, Dracula e la Transilvania.

Voglio difenderli tutti senza distinzioni, dopo che ho visto come il 26 maggio scorso, a Napoli, otto italiani camorristi a bordo di quattro moto hanno ammazzato “per sbaglio” il suonatore di fisarmonica Petru Birladeanu.

Birladeanu era di Iasi, città romena al confine con la Moldova. Padre di due figli, Birladeanu è morto come un cane, sotto gli occhi della moglie Mirela. E’ stato colpito a una gamba e al petto da due proiettili e si è trascinato, insieme con la sua fisarmonica, fin sotto i tornelli della stazione Cumana. Qui, è crollato e si è spento. Senza che nessuno di tutti quei napoletani, cioè italiani, “brava gente” avesse anche soltanto tentato di aiutarlo.

Ecco cosa stiamo diventando. Animali.
Continua




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10 giugno 2009

Come Bradbury

Praticello. Un paese di poche anime profondamente segnate dalle recenti elezioni comunali. L'onnipotente (a questo punto sì) Partito democratico si trova con un vuoto di candidati credibili. Estraggono il coniglio dal cilindro. Viene candidata la persona più improbabile che si possa pensare, e questa vince. Come Steven Bradbury che vince le olimpiadi...





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5 giugno 2009

La storia delle cose




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3 giugno 2009

PLUFF

A volte basta poco, una decisione che sembra affrettata diventa davvero importante. Poi da quella cosa come un sasso gettato nello stagno si muovono le acque e si formano altri mille cerchi che a loro volta generano altri cerchi in un ritmo che non si ferma.

Alla luce di questo penso di avere rischiato sempre troppo poco per abbandonarmi nella falsa dolcezza delle cose comode e sicure.
Da oggi solo precarietà incertezza e scomodità. Promesso.





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23 maggio 2009

quando la reltà supera la televisione

 Nella mia solita rassegna stampa web, mi cattura l'attenzione un video che titola lite Ambra vs Cabello. Anche se mi lasciano abbastanza indifferenti entrambe lo guardo:



Ancora sconvolto, per controllare se è tutto vero, vado su repubblica.it.
Non cita nulla, ma è qui che trovo questa notizia:

Adesca 13enne su Facebook e la violenta
finisce in manette il comico Billy Ballo


Quando la realtà supera lafantasia...stuprata da Billy Ballo che è un pedofilo...
.....hopersoleparole...




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22 maggio 2009

Supposte di saggezza

"Chi ingoia una noce di cocco ha fiducia nel suo ano"




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21 maggio 2009

Tu vuòffà l'amerigano

Come tutte le cose globali che ci somministriamo via mass media quotidianamente, il dibattito politico all'americana, una volta che viene trapiantato nella vita reale di un paese di circa 5000 anime assume contorni grotteschi. I quattro candidati sindaci, vagamente a disagio con i tempi cronometrati imposti dal moderatore, leggono i programmi dalla risma di fogli parata davanti. 
Come in una vetrina di Amsterdam le puttane vogliono piacere svogliatamente ai passanti in piena ebollizione ormonale che le devono scegliere in base a pochi particolari soggettivi, i programmi vengono esibiti più o meno chiaramente, con qualche accenno velato di confronto, sempre molto settorializzato e nei tempi. Fondamentalmente in modo sterile. Infatti se ad un esame all'università la commissione chiede solo argomenti concordati, non dovrò attivare più di tre neuroni per rispondere, specialmente se leggo le risposte. 
E io che pensavo che la politica fosse dibattito, trasporto, illustrare le proprie idee, difenderele restando sempre fedeli al motto: "sono disposto a farmi uccidere pur di farti esporre il tuo pensiero".
Un dibattito moderato da una persona capace, con domande che i cittadini facevano a coloro che avrebbero deciso una buona parte della loro vita sociale nei loro prossimi cinque anni, a parer mio era legittimo. Li si sarebbe visto il vero valore dei candidati, senza trucchi e senza schemi. Perchè in questo periodo bisogna uscire dagli schemi, dalle situazioni ingessanti. Bisogna vedere chi è in grado e chi no. Una bella figura per tutti potrebbe tradursi in una cattiva amministrazione di ciò che è di tutti.

LE PASSIONI FANNO VIVERE L'UOMO, LA SAGGEZZA LO FA SOLTANTOVIVERE A LUNGO

Buonanotte a tutti.

                       




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20 maggio 2009

Le mie dieci domande a Silvio


1)Quando scopava con Noemi Letizia, usava il preservativo? I pompini li fa meglio lei o la Carfagna?
2) Esiste una spiegazione scientifica al fatto che a lei, raccontare così tante bugie, ha preso alle gambe (notoriamente corte) mentre al suo collega pinocchio al naso?
3) Cosa le hanno fatto i comunisti durante la sua infanzia? Perchè veramente sennò non si spiega tanto accanimento, a meno che lei non sia russo. Fanno già tutto dassoli per farsi del male...
4) Perchè Uan il pupazzo rosa non occupa più il suo posto a canale cinque? Un altro editto bulgaro passato in sordina?
5) La crociera dove lei cantava accompagnato da Fedele Confalonieri al piano non poteva incrociare un iceberg?
6) Può metterci una buona parola per farmi entrare nella P2? Vorrei cominciare a vedere due soldi anche io....
7) Se le viene tanto bene raccontare storilelle divertenti e far ridere la gente, perchè nel '94 non ha provato allo Zelig invece di rompere le balle a Palazzo Chigi?
8) Lei è immortale? Perchè sennò me ne vado io...
9) Non si sente responsabile di tutta la merda in cui siamo sommersi? Perchè non le si attacca neanche uno dei milioni di cancheri che le ho tirato?
10) Come ha fatto a trovare così tante teste di cazzo da mettere nel suo governo, le devo riconoscere una certa capacità di selezione della gente....





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26 aprile 2009

Unanno,ungiorno

Penso a quello che posso scrivere. Non sono neanche troppo convinto di farlo, nella mia testa non ho ancora messo in ordine i pezzi. E' come quando apri la scatola di un puzzle e rovesci tutte le tesserine sul tavolo. Sono tante,sono belle, sono incasinatissime. E in quest'ultimo periodo di tesserine ne ho accumulate,ogni giorno aumentavano, ma non ho mai sentito il bisogno di metterle a posto.
Ora si.
Per due motivi.
Esattamente un anno fa sono tornato. Le sensazioni di quegli ultimi giorni a LA sono ancora vivide nella testa e ad intervalli regolari, come lepubblicità, mi scorrono davanti, creando una piacevole sensazione di sogno ad occhi aperti (rischiando di seminare morte e distruzione quando guido). In quel momento tutto coincideva perfettamente. Non era una sensazione, era una certezza. Io volevo essere li,in quel modo, tutte le altre opzioni erano sbagliate. In quei giorni, come mai nella mia vita, sono riuscito a vivere ogni minuto del mio tempo, non ho sprecato un secondo. Il tutto nella consapevolezza che da li a poco, sarei dovuto tornare a casa (concetto che da allora ho ridimensionato) e mutilare un'esperienza che ancora oggi grida vendetta.
Esattamente un giorno fa ho capito che non tornerò mai più. Sono sempre ilsolito incasinato, pigrocon sprazzi di iperattività ma quello che ci sta in fondo è profondamente cambiato. Ho deciso di vivere completamente le cose che faccio. Non ho più permesso a nulla di scivolarmi addosso senza toccarmi. Tutto quello che tocco mi attraversa completamente: lo manipolo, lo scopro,lo trasformo, lo modello, gli dedico tempo e attenzione. Fino a farlo diventare una cosa mia, completamente mia che solo mia poterebbe essere, perchè ètalmente pienadi me che non potrebbe essere fatta da nessun altro. Tento di vivere ogni secondo che mi è dato senza paura.




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19 aprile 2009

dai un occhio...




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3 aprile 2009

le condizioni avverse..

Oggi per festeggiare un amico che pensavo morto (il sole) volevo andare a correre e scattare qualche foto per eleborarle un po' con photoshop.
Il ginocchio mi fa male e la macchina fotografica si è rotta....




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31 marzo 2009

La mia vita disegnata male

Certi libri ti piovono addosso. Ti arrivano e ti lasciano un graffio che ti cura e ti fa vedere le cose come con un paio di occhiali per un miope. Ho voglia di scrivere della maratona di roma ma adesso è tardi, meglio dormire perchè domani mi sveglio a mezzogiorno.....




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11 marzo 2009

Che figura di merda....

QUI




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6 marzo 2009

ormai ci siamo..

La fatica fisica appaga lo spirito ed avvicina alla saggezza. Solo soffrendo acquisisci la forza morale che scaturisce dall’autodominio.

Prendo in prestito la frase da uno che l'ha presa in prestito. Se correte sapete cosa vuole dire.
In questi mesi, in cui un pochino di asfalto l'ho macinato, ho capito cosa vuole dire per me crescere. Crescere è andare con consapevolezza contro i propri limiti. Poi una volta che ci sei andato contro, batterli. Poi, dopo qualche tempo, guardarti indietro, vedere il punto in cui due mesi fa annaspavi e accorgerti che adesso l'hai passato in scioltezza, ma questo non ti fa sentire gratificato. Perchè la gratificazione porta solo ad adagiarsi, fare passi indietro. Questo ti fa venire voglia di andare ancora oltre, vedere dove arriverai tra due mesi, sapendo che solo la costanza e la voglia di scoprire ti spingeranno fino la. Questo per me è crescere, e vale in tutti gli ambiti della vita.




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20 gennaio 2009

Di nuovo

Mi sono stirato ancora,
preferivo di gran lunga rimanere stropicciato...




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11 gennaio 2009

Rispondo

Raccolgo la provocazione e prendo spunto per un post.
Per lottare e cercare di cambiare le cose mi sembra  per certi versi troppo tardi,per altri troppo presto. Mi spiego: troppo tardi perchè veramente poca ma poca gente si sforza di capire, hanno azzerato il senso critico della gente, dei vecchi e dei giovani. I primi troppo impauriti e sempre con la scusa pronta per nn fare un cazzo (i figli, la casa, il mutuo..); i secondi sono nati nella merda, e se hai mangiato quello dalla nascita mica lo sai che sapore ha la cioccolata (passami la metafora...) senza contare che ereditano dai padri quel senso di immobilità che rende impotenti.
Troppo presto perchè anche se c'è crisi(e la crisi c'è,nn è un banale argomento da bar) ancora tutti hanno tutto. Quando comincerà a mancare un televisore al plasma dal salotto allora,forse, l'italiano medio(cre)scenderà in piazza. Anche qui la cosa ridicola è che puòmancare ilcibo volendo, ma sono molto convinto che solo quando mancherannto questi bisogni indotti ci si incazzerà veramente.
Scappare in un altro paese non lo vedo come una soluzione,ma come un mezzo per migliorare le cose.Intanto non è uno scappare,perchè il viaggio (almeno per come lo intendo io) è una ricerca, se fatto in un certo modo può essere anche crescita e allargamento di orizzonti, con conseguente profondo mutamento dei propri costumi ed abitudini.
Poi, essendo nato nei primi '80, nn è che senta i confini della mia patria vincolanti.Mi piace pensare di essere un uomo sulla terra, quindi mi piacerebbe trovare un posto dove piantare le radici che rispecchi un minimo quello che sono io. Cito jovanotti (e succede un po' troppo spesso ultimamente:P) "la casa èdove posso stare in pace con te". Sinceramente, L'italia di questa epoca storica mi calza come un paio di mutande al contrario: è sempre più fastidioso starci dentro.
Cmq lasoluzione dell'esilio volontario, se fatta per motivi personali validi può essere interessante.
Poi dici sfruttare la stupidità generale...già il verbo sfruttare nn è che sia il massimo, poi pensare sempre a proprio vantaggio a discapito di tutto quello che ci circonda non farà che peggiorare una situazione già critica. Quindi,almeno per me, questa la scarterei,anzi proprio non mi interessa.
La soluzione insomma, non è facile. Secondo me dovremmo toccare il fondo per poi sperare di risalire, lentamente e con molta umiltà. Riscoprire che ognuno di noi non vive su un'isola a se stante, ma siamo tutti su una landa deserta da ricoltivare.




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10 gennaio 2009

La solita erdam

Il GF9 punta sul sociale: la hostess, il rom e il non vedente

Leggo sulla pagina web di Repubblica e mi parte la riflessione. Una tivù che definirei "venturista " fino a pochi mesi fa, fatta di approfondimenti superficiali, opulenza senza pudore travestita da simpatia o semplicità e soprattutto fatta di apparire più che di essere all'improvviso vuole interessarsi al sociale. E allora buttiamo a mare tutti i vari lucignolo bella vita che ci faceva vedere cose strapompate, situazioni artificiali alle quali secondo il nostro cervello collettivo dovevamo aderire incondizionatatmente. Non importava qual'era il punto di partenza. Era un'esclusività portata a tutti. L'operaio si doveva comportare come il figlio dell'industriale.Il figlio di papà come modello assoluto da interiorizzare ed imitare ad ogni costo. Tutto e subito senza pensare alle conseguene di quello che ciò voleva dire a lungo termine (atteggiamento che ha seguito l'economia mondiale, è una specie di spirito del tempo hegeliano).
A mare tutto questo. Adesso il cervello collettivo cambia direzione. Via le collanone con le iniziali, e porte aperte ai casi sociali. A condizione però che il meccanismo cambi solo in superficie. Perchèil cervello continui ad essere collettivo e noi tanti piccoli big mac tutti uguali bisogna sempre che pensiamo che l'unico riscatto sociale possa venire dalla tivì.
La cosa più triste sarà che ognuno di questi casi sociali sarà il rappresentante per la maggioranza degli italiani, della sua intera categoria. Quindi se la hostess alitalia sarà stronza, tutti quegli stronzi dei piloti mica avranno ragione a protestare contro la cai (anche se nessuno lo sa veramente che cazzoè la cai); Se il rom vince, allora in fondo in fondo i rom mica saranno persone cattive, se fa qualche cazzata io me li vedo già i commenti...e così via tutto in un calderone stracotto che ci impappina ancora di più i cervelli. Perchè generalizzare in bene o in male è sempre tanto semplice e costa così poca fatica...
 




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10 gennaio 2009

Abissi

Ne ho scritti due prima di questo...ma erano talmente profondi che nn li ho capiti neanche io quindi te li risparmio lettore delle tre e mezza di notte che vieni a casa da una serata insoddisfacente in un qualsiasi locale (sennò non saresti al computer a cercare risposte)...ma se sono venuti fuori qualcosa vorrà ben dire e prima opoi lo scopro.
Buonanotte.




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7 gennaio 2009

..oggi sembra Domenica..

 




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